Amore preraffaellita

Dal 1849, durante alcune mostre londinesi, vengono esposti dei quadri recanti un misterioso monogramma sotto la firma degli autori: P.R.B.

L’incognita sollevò una grande curiosità attorno a questi giovani talenti, che svelarono il significato delle lettere solo un anno dopo, in un articolo dell’Illustrated London News: Pre-Raphaelite Brotherhood, ovvero Confraternita dei Preraffaelliti.

Nata dalle idee anticonvenzionali e ribelli di tre giovani allievi della Royal Academy, William Holman Hunt (1827-1910), John Everett Millais (1829-1896) e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), la Confraternita dei Preraffaelliti rifiuta le rigide e moraliste convenzioni di cui la pittura accademica si era fatta portatrice e in particolare, critica aspramente La trasfigurazione di Raffaello (1518-1520, Musei Vaticani), la quale, a detta di Millais: “doveva essere condannato per il suo disprezzo grandioso del carattere semplice della verità, per la postura altezzosa degli apostoli e per l’atteggiamento non spirituale del Salvatore”.

Un ritorno ai Primitivi italiani, quindi a quei grandi pittori che, secondo lo storico dell’arte Giorgio Vasari, avevano preceduto i maestri Michelangelo e Raffaello, era l’auspicio dei Preraffaelliti: una forma d’arte esente dalle affettazioni accademiche, che si ispira alla purezza e alla libertà dell’epoca medievale.

Dal punto di vista tecnico, i quadri preraffaelliti rappresentano i soggetti con colori vivaci, un realismo della natura quasi esacerbato, e una grande libertà negli atteggiamenti dei personaggi.

Queste caratteristiche, insieme alla ricerca dell’armonia tra il mondo medievale e quello realistico, l’antico con il moderno, costituiranno i tratti stilistici comuni delle opere della Confraternita.
Probabilmente, il quadro preraffaellita più famoso è Ophelia di Millais (1851-1852, Tate Gallery), il quale rappresenta la giovane Ofelia (tratta dall’Amleto di Shakespeare), caduta con il suo mazzo di fiori nel ruscello che la porterà alla morte.